Il #Neuromarketing: nuova frontiera per il pharma? Condividi il Tweet

Il Neuromarketing offre alle aziende la possibilità di comprendere i processi decisionali nella loro essenza più profonda, indagando i fattori irrazionali e quelli emotivi che generano la presa di decisione nel cliente.

 

Neuromarketing: opportunità o minaccia?

Partendo dal presupposto che nell’economia dell’informazione il fattore competitivo è la conoscenza, il Neuromarketing si pone per le aziende tanto quanto un’ opportunità che un rischio.

 

#Opportunità

Se utilizzato in maniera integrata alle altre metodologie di ricerche di mercato, consente di comprendere le modalità più intrinseche attraverso cui una campagna pubblicitaria arriva a colpire il bersaglio.

 

#Rischio

Utilizzato in maniera superficiale – senza riuscire a convertire le informazioni in conoscenza – si riduce ad essere uno  strumento sterile, utile solo a trarre conclusioni ingannevoli.

L’intersezione di informazioni per generare conoscenza è fondamentale: se, ad esempio, attraverso gli studi di Neuromarketing si analizzano gli effetti di un messaggio pubblicitario sul cervello e se ne osservano degli effetti, sarà necessario intersecare questo dato con altre ricerche per ottenere un dato pertinente e significativo per la propria strategia.

Da un’indagine conoscitiva della diffusione delle tecniche di Neuromarketing in Italia, ne deriva che la più utilizzata sia dai centri di ricerca che dalle agenzie pubblicitarie è l’Eye Tracking ( il monitoraggio oculare).

Inoltre, la seconda tecnica più utilizzata dai centri di ricerca e l’EEG (elettroencefalografia), mentre dalle agenzie pubblicitarie la lettura delle espressioni facciali.

Queste tecniche vengono utilizzate soprattutto per studiare gli elementi più intrinseci dei processi decisionali, e gli effetti di Advertising, Packaging e In Store Marketing su determinate aree cerebrali.

L’Eye Tracking registra il movimento degli occhi rilevando il riflesso corneale attraverso i raggi infrarossi.

Consente la rilevazione di ciò che una persona guarda, su quali dettagli si sofferma e per quanto tempo.

È utile alla formulazione di strategie di comunicazione più veloci, immediate ed efficaci.

L’EEG registra, invece, le variazioni di potenziale elettrico generate dal cervello.

Permette di capire quando le persone sono attente, quando memorizzano un messaggio, quando rievocano conoscenze già acquisite dalla memoria e il livello di fatica nell’elaborazione delle informazioni. È utile per la selezione dei contenuti, permettendo la scelta di quelli che maggiormente si adattano agli obiettivi prefissati, nel rispetto dei principi di semplicità e coerenza.

Il valore del neuromarketing può quindi essere sfruttato dalle aziende per fare innovazione.

Questo può valere anche per il pharma?

Considerando che il mercato Farmaceutico Retail ha subito un rallentamento nella sua crescita – a favore invece di quello ospedaliero – le aziende si trovano di fronte alla necessità di innovarsi. Integrare queste tecniche di ricerca per formulare strategie comunicative efficienti può essere la soluzione: al cambiamento non si scampa, e gli eventi degli ultimi anni lo confermano.