Patient EngagementLa Consensus Conference per la promozione del patient engagement della Cattolica redigerà le prime linee guida. Tweet this

 

 

Negli ultimi 10 anni il Patient Engagement si è imposto come fenomeno molto dibattuto, a livello medico-scientifico e socio-politico. Tuttavia, il rischio maggiore è che tale espressione si limiti a essere una parola alla moda e non una reale risposta al tema fondamentale del ruolo del paziente.

È quanto emerso dalla Consensus Conference per la promozione del coinvolgimento attivo e l’engagement della persona nella gestione della sua cura, che si è tenuta il 15 giugno 2016, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’evento, che ha visto la partecipazione di esperti provenienti dai diversi settori interessati al fenomeni – dal mondo medico scientifico e da quello aziendale e accademico – si è posto l’obiettivo di giungere alla definizione di raccomandazioni evidence based per il coinvolgimento attivo della persona nei processi di cura.

 

Il coinvolgimento attivo del paziente

«Il Patient Engagement, il coinvolgimento del paziente, rappresenta il punto di arrivo di un percorso decennale, che ritiene che la medicina per essere efficace debba coinvolgere attivamente il paziente nei processi di prevenzione e cura». Tale definizione, rilasciata dal Prof. A. Claudio Bosio, Preside della Facoltà di Psicologia, Università Cattolica chiarisce che l’engagement debba essere soprattutto una strategia realmente praticabile.

Durante il suo intervento al Consensus, Fulvio Giardina, Presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi, ha messo in evidenza il cambiamento della percezione del ruolo del paziente, parlando di «una trasformazione epocale – in cui – l’individuo è finalmente al centro dell’attenzione dello Stato».

Valeria Mastrilli, in rappresentanza della Direzione Generale Prevenzione del Ministero della salute, ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento attivo del paziente nella fase di prevenzione e di cura, in quanto l’invecchiamento della popolazione è direttamente proporzionale all’incremento delle patologie croniche. «L’MMG – sostiene con fermezza Mastrilli – riveste un ruolo centrale, come punto di riferimento per indirizzare le persone in un percorso di prevenzione».

Infine, Guendalina Graffigna, Prof. Metodologia della Ricerca, Università Cattolica di Milano e responsabile scientifico del progetto, ha evidenziato che la crescente attenzione della letteratura scientifica sul tema del patient engagement  non corrisponde a concrete iniziative di promozione del coinvolgimento attivo del paziente.

 

Il patient engagement è adatto alla esclusiva gestione del paziente cronico o può essere esteso a tutte le aree patologiche?

Quali figure professionale devono essere coinvolte?

La tecnologia rappresenta un valido supporto?

 

Queste sono solo alcune delle domande cui gli esperti hanno cercato di rispondere. Dal consenso dei diversi punti di vista saranno tratte delle linee guida per il coinvolgimento attivo del paziente, basate – finalmente – su evidenze scientifiche e pratiche.

 

Ulteriori info sulle attività della Consensus Conference sono disponibili su Facebook, Linkedin e Twitter.